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| Foto propria
Uno dei miei colleghi di lavoro è il proprietario di questo splendido ombrello, che ha un nome altisonante: Giovanni. Vi immaginate doverlo prestare? Tornerebbe al proprietario sempre intatto!!! Ma che bellezza! Ma perché dico ció? Perché in italiano, quando presti qualche oggetto a qualcuno, per assicurarti che la persona te lo restituisca si suole dire "Mi raccomando, si chiama Giovanni! o Ernesto, o Pietro... Ognuno di questi nomi è seguito da un'espressione in rima: Giovanni...senza danni, Ernesto...torna presto e Pietro...torna indietro!
Insomma, se vogliamo che qualcuno ci restituisca le cose che ci appartengono e che gli abbiamo momentaneamente prestato, possiamo, con una semplice battuta, comunicargli implicitamenete che ci teniamo molto al nostro oggetto e che speriamo che lo restituisca al legittimo proprietario, che ce lo ridia intero, e, a voler essere scrupolosi, anche in un breve lasso di tempo.
Anche lo spagnolo ha un'espressione simile: si dice amichevolmente que es de Huelva (l'oggetto è originario di Huelva) perché è assonante con devuelva (que è il congiuntivo del verbo restituire). Insomma le lingue, quando vogliono comunicare una raccomandazione che è considerata poco elegante (la vera magnanimità vorrebbe che non ci importasse regalare una cosa prestata), ricorrono a questi stratagemmi ed a espressioni tra l'implicito e l'ironico... E per finire, vi lascio questo link a un artícolo curioso sulle 10 frasi che solo gli italiani capiscono e tra cui compare anche "Si chiama Pietro e torna indietro".
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Post più popolari
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Un blog è una cosa viva: si crea e si costruisce non solo con i post ma anche con i commenti che lasciano gli utenti. Questo blog vuole esse...
domenica 23 ottobre 2016
Si chiama Giovanni...
venerdì 1 aprile 2016
La Roma di Jep Gambardella
Leggi la recensione collettiva al film di Paolo Sorrentino, La Grande Bellezza.
sabato 12 dicembre 2015
Pizzica e Taranta al Conde Duque di Madrid
giovedì 17 settembre 2015
Benvenuti a Palazzo!
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| Foto tratta da Wikipedia |
lunedì 20 aprile 2015
Giornata Porte Aperte alla EOI di Alcalá de Henares
lunedì 23 marzo 2015
#Italiacañí
sabato 10 gennaio 2015
Aiuto, c'è un gatto nel mio caffè!
Non c'è cosa che più mi irriti della velleità commerciale mascherata da pretesa italianità. Mi spiego: per vendere di più, un bar della periferia di Madrid sfrutta i nomi di famose bevande italiane alla caffeina e nemmeno si degna di controllarne l'ortografia! I menù di ristoranti e locali italiani (o pseudoitaliani) all'estero sono spesso intrisi non già di grasso e unto di frittura, ma di errori grossolani. Io spesso lo faccio notare (avendo lavorato come correttrice di bozze forse ci ho fatto l'occhio), ma solo se il locale ne potrebbe trarre beneficio (ricordo di aver chiamato la responsabile dei cartellini delle vetrine di un museo per riferirle che la città originaria del meteorite era Caltanissetta e non Caltanniseta). C'è poi un'altra questione a cui bisognerebbe prestare attenzione: il famosissimo e internazionalmente stranoto cappuccino italiano deve essere entrato a far parte del lessico straniero, sotto forma di prestito lessicale, (nel nostro caso, dello spagnolo) da almeno un ventennio, cosa che gli ha ampiamente permesso di essere assimilato morfologicamente alle regole e al sistema della nuova lingua che lo accoglie. Quindi non ci si dovrebbe alterare se compare in una versione non "normalizzata". Capuccino, così come riportato sul listino prezzi qui sopra, potrebbe essere una storpiatura (e lo sarà sicuramente, date le 34.900.000 voci che compaiono su google digitando capuccino/capucino + café e che mi rimmandano al forse volevi dire cappuccino) visto che coesiste con una versione assimilata, che è capuchino, che vanta ben 513.000 voci. Paradossalmente su Internet la parola cappuccino subisce meno storpiature che sulla carta stampata. Sarà colpa dei tipografi? A proposito, qui trovate un'ottima ricetta dell'affogato al caffè. Per affogare le pene ... nella caffeina.
domenica 23 novembre 2014
Premio alla carriera cinematografica di Gianni Amelio
sabato 15 novembre 2014
Il Tutorial come risorsa didattica
mercoledì 15 ottobre 2014
Il nuovo spot di Vodafone Spagna: lezioni di pronuncia
1) mettere la lingua tra i denti per pronunciare ci e ce non è facile, difatti la Casali pronuncia cocinar, deliciosas y recetas con la esse (cosinar, delisiosas, resetas). Si potrebbe dire che parla come gli abitanti delle Isole Canarie! Questa caratteristica è nota in spagnolo con il nome di seseo (pronunciare la esse invece della c davanti a e ed i). Per quanto riguarda la parola encima, invece, in uno slancio ipercorrettistico, la pronuncia con la zeta (enzima), dando adito a un gioco di parole, giacché l'enzima anche in spagnolo significa succo gastrico. Ma forse non l'ha fatto apposta!
2) pronunciare fonemi aspirati come la j o la g davanti ad e ed i. La parola lavavajillas (lavastoviglie) è difatti problematica perché la j deve essere aspirata. La Casali accenna una minima aspirazione facendo una pausa, imitando ancora una volta gli abitanti delle Canarie ma anche i latinoamericani, che invece non tendono ad aspirare in modo perentorio come fanno gli spagnoli della penisola o addirittura gli arabi (da cui la pronuncia aspirata di determinati fonemi ha origine). Difatti se vi ricordate, e proprio oggi ne parlavo con i miei alunni, i presentatori e gli speaker dei telegiornali italiani di qualche anno fa di solito pronunciavano Cuan Carlos quando dovevano riferirsi all'ex re spagnolo (Juan Carlos), nell'impossibilità di aspirarne l'iniziale.
3) pronunciare la b "alla spagnola", cioè né b né v, bensì una via di mezzo, una specie di b moscia. La Casali, da brava italiana pronuncia prueba con la B bilabiale, ben marcata. Fa onore alle sue origini linguistiche. La b è b e la v è v, non esistono mezzi termini. Buon ascolto!
giovedì 18 settembre 2014
Tagul, un nuovo strumento per creare nubi di parole
martedì 22 luglio 2014
Corso di letteratura italiana alla Libreria Central
martedì 20 maggio 2014
Festa della Passione Italia
lunedì 19 maggio 2014
Nara, regno di Sicilia
martedì 6 maggio 2014
Degustazione di pasta fresca a Chueca
Degustazione di piatti a base di pasta fresca italiana fatta a mano – Trigoduro
Il Com.It.Es. di Madrid è felice di segnalare, per tutti gli amanti della cucina tricolore, un interessante appuntamento organizzato dal laboratorio di produzione di pasta fresca italiana a mano, Trigoduro, per il giorno Sabato 10 Maggio.
L’evento, che si terrà presso il Caffè Simona, sarà una giornata interamente dedicata alla degustazione di piatti a base di pasta fresca fatta a mano e cucinata al momento da Trigoduro, con ricette che uniscono la tradizione italiana con l’innovazione e con la sperimentazione di nuove gustose possibili abbinamenti. Sarà possibile, inoltre, accompagnare i piatti con buon vino e l’immancabile dolce finale, tutto 100% italiano.
La degustazione inizierà alle ore 12.00, e proseguirà per tutta la giornata, con la possibilità di provare vari tipi di pasta ad un prezzo economico.
Cos’è Trigoduro?
Laboratorio di produzione di pasta fresca italiana completamente fatta a mano e solo su ordinazione, si preoccupa inoltre di organizzare piccoli eventi, laboratori pratici e cene a domicilio. Trigoduro nasce dalla passione per la cucina di due giovani italiani, Valentina Tanese, architetto, ePatrizio Busti, disegnatore grafico, trasferitisi a Madrid alla ricerca della strada per trovare quale sia la loro “casa” nel mondo.
Il blog dedicato, è uno spazio interessante in cui Valentina e Patrizio descrivono, giorno dopo giorno, il proprio modo di relazionarsi con la “comida”, condividendo idee e sperimenti, e raccontando piccole storie e aneddoti intorno ai loro piatti.
Dove: presso il Caffé Simona – Calle Pelayo, 45, Madrid (metro: Chueca L5).
Quando: Sabato 10 Maggio, a partire dalle 12.00 per tutta la giornata (anche per cena).
Per maggiori informazioni: è possibile visitare direttamente la pagina Facebook, all’indirizzo www.facebook.com/trigoduro , oppure il Blog al sito http://trigoduro.wordpress.com
URL breve: http://www.comitesspagna.info/?p=4197






